Tre cittadini polacchi sono stati accusati di essersi infiltrati nelle basi militari della NATO, di aver condotto operazioni di disinformazione e di aver raccolto fondi per equipaggiare l’esercito russo. Rischiano l’ergastolo.

L’Agenzia per la Sicurezza Interna (ABW), sotto la supervisione della Procura nazionale, ha smantellato una cellula di spionaggio attiva per conto della Federazione Russa. Nelle mani delle autorità polacche sono finiti tre polacchi, accusati non solo di attività di intelligence per conto di una potenza straniera, ma anche di preparativi avanzati per azioni di sabotaggio e sovversione sul territorio nazionale.

Il caso, definito dal coordinatore dei servizi speciali come dinamico e in evoluzione, getta nuova luce sull’escalation delle operazioni ibride russe dirette contro le infrastrutture di sicurezza di uno Stato di frontiera della NATO.

Ricognizione delle forze NATO e preparativi di sabotaggio

Gli arresti sono avvenuti il 12 maggio di quest’anno nel corso di un’operazione coordinata dagli agenti dell’ABW su ordine della sezione distaccata del Dipartimento per la criminalità organizzata e la corruzione della Procura nazionale a Białystok. I sospettati sono tre uomini di età matura: A.Ć. (62 anni), D.C. (50 anni) e A.P. (48 anni).

Dalle indagini emerge il quadro di un gruppo che non si limitava alla sola raccolta passiva di informazioni. Gli uomini avrebbero partecipato a regolari addestramenti al tiro e a esercitazioni di tattica militare, elementi che secondo gli investigatori costituivano una preparazione diretta a compiti di natura sabotatrice.

Un elemento chiave dell’inchiesta è il collegamento degli arrestati con l’apparato statale russo. Le attività sarebbero state coordinate da un cittadino della Federazione Russa identificato dagli inquirenti e ritenuto strettamente legato al Servizio federale di sicurezza (FSB).

Secondo l’ABW, “gli arrestati, su incarico di un cittadino della Federazione Russa collegato all’FSB, svolgevano anche attività di intelligence, tra cui la ricognizione del dispiegamento delle truppe NATO presenti sul territorio della Repubblica di Polonia”.

Oltre all’infiltrazione nelle strutture dell’Alleanza, i sospettati avrebbero partecipato alla raccolta di fondi per l’acquisto di equipaggiamenti destinati all’esercito russo impegnato in Ucraina e a operazioni di ampia portata nel campo della disinformazione.

Il successo dell’operazione è stato confermato dal ministro coordinatore dei servizi speciali, Tomasz Siemoniak, che ha dichiarato che l’ABW ha impedito la prosecuzione delle attività della rete e che agli arrestati vengono contestate anche attività di propaganda e diffusione di contenuti informativi ostili.

Il ministro ha inoltre indicato che le attività di controspionaggio sono ancora in corso e ha lasciato intendere possibili ulteriori arresti, segnalando la portata del fenomeno scoperto.

Accuse e rischio ergastolo

Il portavoce della Procura nazionale, il procuratore Przemysław Nowak, ha precisato la struttura delle accuse: spionaggio a favore di un servizio segreto straniero con trasmissione di informazioni potenzialmente dannose per la sicurezza dello Stato, preparazione di atti di sabotaggio, attività di disinformazione e pubblica esaltazione di una guerra di aggressione, oltre alla diffusione di simboli di sostegno all’aggressione russa contro l’Ucraina.

Dopo il trasferimento in procura, nessuno degli imputati ha ammesso le proprie responsabilità, pur avendo fornito dichiarazioni dettagliate. Il tribunale distrettuale di Białystok ha accolto le richieste degli inquirenti e disposto la custodia cautelare per tre mesi.

Secondo il codice penale polacco, per reati di spionaggio contro la sicurezza dello Stato la pena può variare da otto anni di reclusione fino all’ergastolo. L’indagine è tuttora in corso.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

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